Le briciole di Eduardo #6 Le voci di dentro

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Testo: Le briciole di Eduardo #6 Le voci di dentro
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Le Voci di Dentro è una commedia del 1948, con la quale Eduardo continua ad analizzare alcuni tratti della nascente società piccolo-borghese italiana, operando un confronto tra due epoche e due modi di essere tanto diversi, e a suo avviso inconciliabili, che per i “nuovi arrivati” le parole del vecchio zio sono avvertite come dei botti da petardo. La trama è semplice. Un signore attempato, Alberto Saporito, sostiene che una famiglia nel palazzo in cui vive, abbia assassinato un signore. Non si conosce nulla circa il movente di un gesto tanto efferato. Anzi nel corso della commedia, si scopre che questo fatto forse non sia nemmeno reale, ma frutto di un sogno. Eduardo al fine di dare fondatezza estrema alla sua tesi, utilizza una tecnica a doppia prova. La prima, attraverso l’espediente del sogno, registra che a fronte di un’accusa infamante il risultato è che i potenziali autori del crimine, anziché indignarsi, come sarebbe naturale,  sono i primi a non avallare la propria integrità morale, sentendosi obbligati a fornire alibi e a dissipare sospetti. Nessuno replica all’accusa, tra l’altro assurda, sostenendo che tale condotta sia estranea al proprio registro comportamentale. La seconda e definitiva prova la si ottiene quando dalla potenza si passa all’atto, ovvero quando i ‘Cammaruta’ orchestrano realmente l’assassinio del loro accusatore, Alberto Saporito. La loro pochezza morale, gli fa elevare la calunnia a mezzo di prova, non confidando affatto nella verità e nella giustizia. Per effetto della loro falsa esistenza, percepiscono tutto falso. Solo la serva di casa Cammaruta si salva da questo delirio nel delirio, in quanto la sua condizione, a parere di Eduardo non è ancora stata corrotta dai nuovi costumi. Destino diverso è quello del suo stesso fratello di scena, Carlo Saporito, che pur appartenendo anagraficamente, come lui, all’ancien regime, si lascia corrompere dalla voglia spregiudicata di arricchimento a discapito delle altre persona. Carlo spera nel potenziale arresto del fratello accusatore e calunniatore, per accaparrarsi i beni di famiglia (1° prova) e non esita a mentire, quando con il compare d’affari nel negozio, precisa ad Alberto che si tratta  solo di un estraneo. La misura è colma, da qui il sonoro schiaffone del fratello maggiore al minore. L’unico vero eroe, secondo Alberto  è zio Nicola, che prima di tutti ha capito questa società tanto malata da essere irrecuperabile. Questa consapevolezza porta l’anziano ad autoimporsi l’esilio, rinunziando alla parola e abbracciando il linguaggio dei botti. L’unico a capirlo è Alberto, il quale incarna le vesti dell’ultimo esponente di una società travolta dalla storia e dalla “guerra capitalistica”, che affidandosi al tradizionale commercio, seppure di articoli per le feste, è alla fame. La nuova società, squallida, sterile, voluttuaria, spregiudicata, che vive leggendo i tarocchi, è quella vincente! La testa tra le mani esprime il dramma della nuova società borghese, e io chiedo a te lettore, quanto è attuale questa commedia?

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